È largamente diffuso nei mondi della cultura e dell’educazione l’allarme per gli effetti generati negli ultimi decenni dalla pervasiva diffusione della comunicazione digitale. L’interessante intervento di mons. Dario E. Viganò, professore ordinario di Cinema presso l’Università Telematica Internazionale UniNettuno, offre un prezioso inquadramento della problematica, situandola al suo livello più sostanziale, che non può essere ridotto a un semplice scadimento qualitativo. La posta in gioco riguarda piuttosto il rischio della perdita del valore costitutivo della comunicazione, «la sola pratica nella quale pensiero, cultura e vita politica si costituiscono come tali». Lo slittamento che si è prodotto – la riduzione della comunicazione a strumento, a transazione, a performance – preoccupa poiché rappresenta una trasformazione nella struttura profonda di come il mondo sociale viene prodotto e abitato: nella sua forma digitale la comunicazione «cessa di essere un’infrastruttura al servizio degli attori sociali, non è più principalmente lo spazio nel quale si costruisce una realtà condivisa attraverso il confronto discorsivo, ma l’infrastruttura attraverso cui si estraggono dati, si processano comportamenti e si orientano condotte su scala di massa». Ciò solleva importanti questioni etiche e la necessità di azioni volte a ricostruire forme comunicative capaci di generare un mondo sociale, riprese dall’autore nella parte finale del suo saggio.
Comunicazione: la via maestra per dialogo e cultura. Non arrendersi alle derive del digitale
VIGANO'
2026-01-01
Abstract
È largamente diffuso nei mondi della cultura e dell’educazione l’allarme per gli effetti generati negli ultimi decenni dalla pervasiva diffusione della comunicazione digitale. L’interessante intervento di mons. Dario E. Viganò, professore ordinario di Cinema presso l’Università Telematica Internazionale UniNettuno, offre un prezioso inquadramento della problematica, situandola al suo livello più sostanziale, che non può essere ridotto a un semplice scadimento qualitativo. La posta in gioco riguarda piuttosto il rischio della perdita del valore costitutivo della comunicazione, «la sola pratica nella quale pensiero, cultura e vita politica si costituiscono come tali». Lo slittamento che si è prodotto – la riduzione della comunicazione a strumento, a transazione, a performance – preoccupa poiché rappresenta una trasformazione nella struttura profonda di come il mondo sociale viene prodotto e abitato: nella sua forma digitale la comunicazione «cessa di essere un’infrastruttura al servizio degli attori sociali, non è più principalmente lo spazio nel quale si costruisce una realtà condivisa attraverso il confronto discorsivo, ma l’infrastruttura attraverso cui si estraggono dati, si processano comportamenti e si orientano condotte su scala di massa». Ciò solleva importanti questioni etiche e la necessità di azioni volte a ricostruire forme comunicative capaci di generare un mondo sociale, riprese dall’autore nella parte finale del suo saggio.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
